(+Europa, PRI, PSI).
Nel corso dell’incontro Confcommercio ha presentato il documento predisposto sulla situazione economica ravennate per i candidati Presidenti e consiglieri alle elezioni del 26 gennaio 2020.
Di seguito un abstract del documento, suddiviso per temi.
“Eccessiva burocratizzazione e tassazione esagerata sono macigni che pesano sull’economia regionale e dunque locale. Lungaggini procedurali e farraginosità burocratiche impediscono alle imprese di essere competitive e le caricano di ulteriori costi. Un esempio tra tutti la Tassa (o imposta) di soggiorno che carica i soggetti obbligati alla riscossione (imprese o famiglie) di oneri accessori dovuti al meccanismo di contabilizzazione e di versamento della stessa esponendo gli imprenditori o i singoli cittadini alle conseguenze penali di un loro mero errore materiale (reato di peculato). Altro esempio, la normativa ambientale regionale, che spesso impone adempimenti supplementari e ingiustificati, peraltro attuata da una struttura autoreferenziale e poco proattiva verso le imprese e le loro rappresentanze.
A ciò si aggiunge una pressione fiscale intorno al 42% del PIL per raggiungere una pressione reale che in alcuni casi sfiora il 60% del reddito anche in seguito alle addizionali regionali e comunali.
Tutto ciò si ripercuote sulla capacità di investimento delle imprese e sul loro possibile sviluppo.
Tra i temi strategici ci sono le infrastrutture e i collegamenti e il turismo.
Il tema delle infrastrutture, in particolare, e dei collegamenti tra la nostra provincia e il resto del Paese e dell’Europa è senza dubbio strategico per quanto attiene lo sviluppo e la competitività delle attività economiche del nostro territorio, ma non solo, lo è per l’intera Regione e per il Paese.
Il completamento della nuova Statale 16 da Ravenna a Ferrara, la risistemazione della viabilità da e per Forlì, i collegamenti ferroviari e con gli aeroporti, lo sviluppo del Porto e del Terminal Crociere, il rafforzamento della rete logistica sono certamente driver di sviluppo trasversali ai settori economici che la nostra Associazione seguirà con la massima attenzione. Grave errore a cui non si è posto alcun rimedio è stata la cancellazione della E55 che sarebbe stata un’importante arteria di collegamento tra il nostro bacino turistico con i Paesi dell’Est Europa e Nord Europa, creando le condizioni per un deciso sviluppo del turismo dell’intera provincia. Si tratta di un errore che deve essere assolutamente corretto.
Inoltre, per quanto riguarda il potenziamento del sistema ferroviario regionale anche la Romagna, ed in particolare Ravenna, deve puntare all’alta velocità, cioè alla costruzione di nuove linee veloci per il traffico passeggeri e merci.
E’ un intervento necessario per riequilibrare i sistemi di trasporto nella regione, che oggi vede penalizzato il nostro territorio a favore di quello emiliano.
Grande attenzione anche alla promozione del turismo che rappresenta una componente fondamentale dell’economia provinciale per la rilevanza e l’intreccio con il commercio, l’artigianato e i prodotti dell’enogastronomia. Il turismo ha necessità di collegamenti veloci e di infrastrutture che consentano un rapido scorrimento da e per i principali hub aeroportuali, ferroviari e autostradali della Regione. Per questo sarebbe utile anche prevedere scali nel capoluogo dei treni che provengono dal nord Italia verso il sud e ritorno.
Particolare attenzione deve essere rivolta al turismo balneare, settore che di fatto è il motore delle presenze turistiche in Emilia-Romagna. A questo proposito importantissima è la Metropolitana di superficie che collegherà Cattolica con Ravenna passando per tutte le località turistiche della riviera romagnola, ottima anche dal punto di vista del risparmio energetico e del non utilizzo delle auto.
Ravenna è anche il più importante distretto dell’off-shore in Italia con 22 piattaforme sulle 106 presenti nel nostro Paese e un’industria di tecnologie per la ricerca e lo sfruttamento dei giacimenti al top nel mondo per innovazione e sicurezza. Su 11,7 milioni di tonnellate (tra petrolio e gas) estratti nel Paese, 4,7 milioni arrivano dall’off-shore. Distretto fondamentale per la politica energetica nazionale ma con una occupazione scesa del 15% a fine 2018, tendenza che sembra confermata anche per il 2019 a causa del blocco dell’attività off-shore che non solo costringe. Si tratta di un provvedimento preoccupante che il governo attuale ha indicato come punto fondante dell’accordo di governo. Chi si impegna a governare la regione non può prescindere da una forte azione contro questa assurda norma che penalizza fortemente l’economia ravennate
Ricordiamo che nella primavera scorsa le associazioni di categoria e i sindacati su invito del Sindaco hanno organizzato una manifestazione unitaria contro lo stop alle trivelle del precedente governo e hanno candidato Ravenna ad essere la città della transizione pronta ad investire su rinnovabili, attuando un forte risparmio energetico, ma anche diminuendo l’importazione di gas e aumentando la produzione nazionale.
Su questo chiediamo un forte impegno delle coalizioni e dei singoli candidati che ne fanno parte.
Il tema della sicurezza è al primo posto tra tutte le problematiche evidenziate dagli imprenditori, a cui seguono: una burocrazia della macchina comunale esagerata e penalizzante; una fiscalità locale eccessiva; una politica di accessibilità viabilistica ai centri urbani da rivedere e rendere compatibile col mantenimento del tessuto imprenditoriale; un isolamento della provincia di Ravenna sia stradale che ferroviario.
La sicurezza in generale e da furti e rapine in particolare, rappresenta il punto più sensibile per imprese e cittadini. Oggi la sensazione di insicurezza in tutti i Comuni della provincia è giunta ormai a livelli di allarme sociale e i cittadini e gli imprenditori si stanno organizzando in proprio per limitare i danni loro causati dalla criminalità. Le amministrazioni devono prevedere forme di prevenzione adatte a scoraggiare chi si accinge a delinquere. L’impresa va considerata come un bene sociale da difendere, perché dove si insedia crea maggiore vivibilità e sicurezza al cittadino. Il tema della sicurezza deve diventare una priorità per ogni buona amministrazione. Per questo motivo confermiamo la nostra richiesta di incentivare l’insediamento e la permanenza delle attività commerciali sul territorio, mediante interventi sulla fiscalità locale, peraltro già previsti da norme regionali già dal ’99, per facilitare o consentirne la permanenza. Tali attività svolgono ormai una funzione sociale insostituibile a favore dei residenti soprattutto per le fasce più deboli come ad esempio gli anziani, che sono i primi ad essere colpiti dalla desertificazione commerciale. In molti Comuni e località del forese il commercio di vicinato per diverse categorie merceologiche sta scomparendo. Laddove questo accade si presenta un problema di sicurezza. La micro-crimininalità si insedia in quelle aree e sottrae spazi alla cittadinanza. Per un territorio come il nostro vocato al turismo l’ordine pubblico e la sicurezza devono rappresentare rappresentano un impegno quotidiano. Occorre individuare strade alternative, sempre con l’obiettivo di una maggiore sicurezza dei cittadini e delle imprese. La videosorveglianza può essere un deterrente all’aumento di furti e al contrasto della criminalità. Inoltre non è tollerabile che per chi commette furti e rapine la regola è di passarla liscia. Si deve fare di più per i cittadini che hanno il diritto di stare tranquilli nei loro negozi e nelle loro abitazioni. Si deve fare l’impossibile per proteggerli. Le amministrazioni comunali sono severissime (giustamente) con chi commette infrazioni anche minime al codice della strada, con gli ausiliari del traffico pronti ad intervenire ed a staccare multe salatissime. Non è il caso di dirottare soldi e forze umane in altre direzioni? E’ meglio lasciare impunito un furto od una infrazione al codice della strada per divieto di sosta?
Viabilità, parcheggi e ZTL nei centri storici; la nostra Associazione da sempre si è mostrata critica sulle scelte effettuate in tema di viabilità parcheggi e ZTL nei centri storici. Negli anni queste scelte hanno comportato un impoverimento dei centri storici espellendo il piccolo commercio che lo aveva sempre caratterizzato. Vanno evitate nuove e più penalizzanti ZTL che avrebbero come unico risultato quello di portare un’ulteriore disaffezione verso il centro.
Per quanto riguarda i parcheggi dovrebbero essere resi più smart mediante l’utilizzo di nuove tecnologie ad esempio un app (ancora più semplice del sistema Cicero), la medesima app dovrebbe anche indirizzare sul parcheggio libero più vicino ed inoltre dovrebbero essere gratuiti sempre dopo le ore 16.00..
Sul fronte della viabilità va poi notato come le scelte fatte anni or sono non siano più in linea con i volumi di traffico attuali. Ripensare agli assi di attraversamento delle città è cosa ormai indispensabile per decongestionare il traffico e ridurre l’inquinamento veicolare in determinati periodi dell’anno.
Vanno poi evitate scelte ideologiche come quelle previste dalle linee guida regionali e riprese dai Pums che i Comuni dell’Emilia Romagna hanno già approvato prevedendo estensioni o raddoppi delle ZTL, che come già detto penalizzano le imprese, senza per questo approntare idonei percorsi ciclo pedonali per garantire la viabilità alternativa dei cittadini.
Inoltre chiediamo ai candidati di non incrementare ulteriormente la giungla di norme e di tasse e micro tasse che rendono oggettivamente più difficile la gestione dell’attività imprenditoriale con motivazioni che spesso non trovano riscontro oggettivo negli effetti che producono rispetto ai principi enunciati.
Infine sulla riforma delle Camere di Commercio, va lasciata autonomia decisionale.
Secondo Confcommercio devono essere resi volontari i processi di rideterminazione delle Circoscrizioni territoriali e di istituzione delle nuove Camere di commercio.
Sulla questione recentemente il Tavolo delle Associazioni imprenditoriali della provincia di Ravenna ha preso unanime posizione chiedendo di rendere “volontari i processi di rideterminazione delle circoscrizioni territoriali, in modo da evitare la creazione di Camere di commercio con assetti istituzionali e relazionali diversi e, soprattutto, con sistemi produttivi non allineati in termini di settori, numero imprese e di dimensione: per ottenere questo basterebbe derogare il limite stabilito dalla riforma di legge di 60 Camere di commercio e invece permettere l’esistenza di tutte quelle che posseggano i requisiti di equilibrio finanziario e manifestino o abbiano manifestato la volontà di restare autonome. Inoltre, al titolare del dicastero viene chiesto di confermare la volontà di attribuire alle Camere di commercio importanti competenze in materia economica, garantendo adeguate risorse economiche.
In sostanza imporre per legge la rideterminazione delle circoscrizioni territoriali porrebbe probabilmente più un freno che uno sviluppo del sistema imprenditoriale locale.

UFFICIO STAMPA

Europe, Rome

 

 


 


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